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04/10/2014

Conferenza stampa su Biologico in Umbria

Nella conferenza stampa tenuta stamani presso la sala partecipazione di Palazzo Cesaroni è stato diffuso questo materiale elaborato dalla redazione di Piazzabio.
Si tratta dell'estrazione dei dati sull'agricoltura biologica in Umbria dal dossier nazionale elaborato dal Sinab e recentemente reso disponibile.

 
Grazie dell'attenzione che vorrà dedicare al tema Nancy Cerroni - Piazzabio.it
 
 
In Italia il giro d'affari per gli alimenti biologici è stato, nel 2012, di circa 1,9 miliardi di euro; a questi ne vanno aggiunti altri 1,2 per l'export.
Crescono gli acquisti delle famiglie in tutti i comparti (tabella pagina 57), con il segmento pasta - riso - sostituti del pane che arriva ad un più 73 per cento. 
In un contesto incoraggiante l'Umbria dell'agricoltura bio sembra muoversi in contro - tendenza a fronte di una media nazionale che registra una crescita del 12,8% della superficie coltivata (1.317.177 ettari) la realtà regionale registra un calo del 6,5% in un anno; gli ettari sono passati da 30.481 a 28.513. 
Scende anche il numero degli operatori registrati nell'elenco regionale, passati da 1.215 a 1.203. Anche questo un indicatore contrario di quanto accade nella media nazionale: erano 49.709 nel 2012 sono passati a 52.383 nel 2013, più 5,4%.
 
BENE SOLO GLI ORTAGGI
Entrando nei dettagli del rapporto 2014, disegnato dal Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica (Sinab), si scopre che le superfici destinate ai cereali, in Umbria, sono più che dimezzate (da 11.460 ettari a 4.547, pari a - 60%); anche gli oliveti  sono in ritirata, meno 10%; la vite marca un - 5%, mentre la frutta scende di 2/3 con meno 66%. Un andamento che non sembra in grado di intercettare l'incremento di domanda nazionale (+ 5,2 %) quanto a confetture e marmellate. 
Come semplice termine di riferimento, scelto per la similitudine di clima e territorio, va detto che  la Toscana  produce il 21,6 % delle prugne, 10,4 % delle pere e il 5,3 delle pesche bio italiane.
Gli ortaggi costituiscono l'unico settore in fase di sviluppo: la superficie è più che quadruplicata, passando da 155 a 800 ettari complessivi (pari al 415%), dimostrazione di una buona capacità di risposta  al costante incremento dei consumi di ortofrutta bio (fresca e trasformata) che, in Italia, vale il 30 per cento dei prodotti confezionati.
   
ZOOTECNIA IN CRISI
Nel settore zootecnico l'Umbria conferma l'inesorabile calo della conduzione bio: in cinque anni il numero delle aziende è passato da 164 a 121; nell'ultimo anno - 6,9. Per un raffronto con le realtà più vicine: le Marche - nel quinquennio - appaiono stabilizzate poco sopra le 220 aziende; nello stesso periodo la Toscana è passata da 308 a 480.
Eppure il latte biologico conviene agli allevatori: in Lombardia spuntano 49,81 euro per 100 litri (senza premi, iva esclusa) contro i 40 del convenzionale, una remunerazione salita dell'8,2 per cento in un anno.
 
LATTE E FORMAGGI
La dimensione zootecnica rinvia immediatamente al contiguo settore lattiero - caseario, peraltro in espansione del 3,2 quanto a domanda nazionale; il latte alimentare da solo pesa per il 7,3% sul totale bio degli acquisti domestici. A proposito delle abitudini riferibili al latte: scende il numero delle famiglie acquirenti ( - 28,2%), aumenta fortemente la spesa media per la famiglia "fedele" al bio ( + 62%) compensando così il restringimento della platea. Nel settore si registra un andamento altalenante nelle preferenze degli acquirenti: la ricotta detiene il record d'incremento (+ 39,5%), seguita da alcune tipologie di formaggi freschi (+ 8,7%) e dal latte  (+6,9%). In discesa: formaggi duri (-29,4%), crescenza/stracchino (- 29,3%), burro ( - 25,5%), panna e yogurt (- 7,2%), mozzarella (- 7,2%) - 
 
PREZZI
Nel periodo da gennaio a maggio 2014 gli acquisti domestici di biologico confezionato nei supermercati  sono aumentati (rispetto allo stesso periodo del 2013)  del 17,3% in valore a fronte di un calo dell'1,4 della spesa agroalimentare.
Una dinamica del genere si spiega anche  con le dinamiche dei prezzi di alcuni generi: uova, latte fresco, yogurt, pasta, feste biscottate biologiche hanno avuto aumenti inferiori ai corrispondenti prodotti convenzionali. Con il pane fresco il cui prezzo è rimasto fermo a fronte di un più 4,8 del non bio. 






 



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